Nicola Barghi – Il tessuto artistico del talento

nicola barghi

A cura di Roberto Ivaldi

Ci sono storie che non stancano mai, e col passare del tempo diventano sempre più emozionanti. Storie che lasciano un segno talmente forte dal quale si può solo lasciarsi trascinare. Come una mano impazzita che scrive versi senza sosta su un pezzo di carta, allora ecco che la storia diventa memoria e ispira a creare una storia del tutto nuova. Nicola Barghi ha iniziato così il suo percorso, quando nel 1988 a soli 8 anni sfiora con curiosità i tasti del pianoforte portato a casa dal padre Andrea (noto fotografo naturalista). Nato e cresciuto nella bellissima Toscana, frequenta la scuola media a indirizzo musicale componendo musica per pianoforte e altri strumenti e creando da sé i brani da portare ai saggi di fine anno. Fino a quando in età più matura, ascoltando la musica dei grandi gruppi rock inglesi, passando per il repertorio classico e i grandi Beatles si avvicina ancora a vari strumenti musicali, e inizia a realizzare le sue composizioni originali. In cinque anni crea ben 50 brani che scrive, suona, canta, arrangia e produce nel suo studio di registrazione Elfland. Nel 2001 scrive la musica per il cd multimediale “Luci e Silenzi” in collaborazione con le immagini scattate dal padre, che diventa il suo primo lavoro ufficiale, a cui segue nel 2002 “I Must Be Wrong”, lavoro creato e prodotto in autonomia, ricevendo apprezzamenti positivi. Un particolare evento accade l’anno prima, quando a Milano ha l’occasione di incontrare Sir Paul McCartney e di regalargli una copia del suo “I Must Be Wrong”. Un mese dopo, la MPL, nota casa discografica di New York appartenente a McCartney, invia a Nicola una lettera di apprezzamento per il suo pregevole lavoro.“I Must Be Wrong” contiene 12 brani che sprigionano fin da subito un aroma antico, dove musica e parole diventano un tessuto artigianale e grezzo ricco di valori artistici che Nicola esprime, coinvolgendo l’ascoltatore con riflessi e ombre melodiche che giocano a nascondino e suoni mai riempitivi. Pezzi come “My Soul”, “Sue Torp” e “I Must Be Wrong” raccontano uno stile british, dove l’artista mette in mostra tutta la sua creatività, e dove le imperfezioni non rappresentano un limite, ma un punto di forza. Nel 2002 compone musica per quartetto d’archi, per il Tg “Leonardo” di RaiSat. Tra il 2003 e il 2004, forma la sua prima band e porta la sua musica in giro per la Toscana con numerosi concerti e partecipando a contest regionali e a trasmissioni Tv locali e satellitari. A Novembre 2004 il singolo del suo nuovo albumTime of Vår” viene trasmesso dal programma “Demo” di Radio Uno. A fine anno completa il secondo lavoro “Mind State” in collaborazione con Steven Carling. “Mind State” offre una visione sperimentale e psichedelica di 12 stati emotivi che la mente umana attraversa con un’opera totalmente strumentale, elaborando un’improvvisazione quasi mistica. Nel 2005 esce il suo terzo album,“Time of Vår”, e il videoclip della title track viene selezionato dalla Terres des Hommes, per una campagna di sensibilizzazione sul tema della fame nel mondo. Il video entrerà a far parte anche dell’archivio nazionale della Videoteca Candiani di Mestre. Nello stesso anno si esibisce alla prima edizione del MI AMI festival di Milano promosso da Rockit.it e alla 9° edizione del MEI di Faenza con stand, band e videoclip. “Time of Vår” si avvale di una forma musicale rinnovata, dove la linea melodica profonda è la prima componente a risaltare. Questo album offre una carica rock poliedrica e ricca di atmosfere, come in“Time of Vår” e “Back to the Rock”. Pezzi come “The Glass House Man” e “Alchemy” si presentano come maturi e riflessivi, pur generando una scossa elettrica di armonie sempre di grande impatto. Un album ricco di qualità, musica incisa per regalare intense sensazioni.

Nel 2006 Nicola Barghi forma la “NoOne Band”, suo personale tributo ai Beatles, realizzando a Giugno il suo primo tour estero in Svezia e ottenendo ottimo successo. Nello stesso mese l’emittente radio londinese Last.Fm manda in onda alcuni dei suoi pezzi. A Luglio debutta a Verona con il suo “Beatles Tribute” ,in chiusura all’evento “Reincanto”.Nel 2007 continuano le esibizioni live di entrambi i progetti, tra cui spiccano un “Beatles Tribute” formato da 6 musicisti sul palco e uno spettacolo con artisti d’eccezione come il pianista Stefano Bollani e Manuel Agnelli degli Afterhours. Nel 2008 la “NoOne Band” vince il primo premio come cover band a Lucca suonando “I Want You” e Nicola arriva secondo nella categoria “miglior voce” con il proprio brano “Non è un Gioco”. Numerose le successive esibizioni in varie location come al Borderline di Pisa, realizzando il sold-out, che lo portano a entrare in studio per registrare un altro album. Qui nasce il progetto “Italian Britpop” che inizia con il video del pezzo “Senza di lei” , selezionato dal Mestre Film Festival e anticipando la pubblicazione dell’album “Sunny Day”, prevista per Maggio, che segna il debutto con la storica casa discografica Carosello Records. In questo album Nicola sceglie di scrivere la maggior parte dei pezzi in italiano, rappresentando una novità artistica importante. Insieme alla sua band parte per un tour a Londra, la capitale mondiale del Britpop. Sette esibizioni in dieci giorni e un grande successo di pubblico, con conseguente riconferma per altri concerti nell’estate. Il tour lo porterà ad esibirsi anche tra Lazio, Puglia e Sicilia.

Sunny Day” è il risultato di una trasformazione artistica, a partire dall’introduzione di testi in italiano. La componente strumentale è un’evoluzione contemporanea di ritmiche sempre accese e con un’anima rock viva più che mai, ed una qualità vocale tecnicamente sviluppata che assume colori espressivi interessanti. “Un po’ più su” e “Senza di lei” aprono con spirito energico, in “Reazione Chimica”, “Oggi, forse”,“Helsing” e “Sunny Day” è evidente il percorso dell’artista, che non tradisce le sue radici british style, anzi trova un modo totalmente innovativo per affermare la propria vena artistica che fluisce con apparente leggerezza, ma che mostra un lavoro composto con grandi capacità artistiche e dedizione professionale.“Assolutamente” è un pezzo notevole.“Non è un Gioco” intreccia varie melodie con magistrale abilità e una voce molto raffinata. Un tessuto che da grezzo e artigianale, si è affinato sino a diventare un velluto sonoro di talento puro. Nel 2011 la collaborazione con l’ex GF Guido Genovesi che lo porta a scrivere la musica del pezzo “Bunga Bunga” (testo scritto da Genovesi), ottenendo grande successo nazionale, pezzo al quale si interessa anche Radio Deejay che utilizzerà il jingle per la trasmissione del famoso Trio Medusa. Il video di “Bunga Bunga” totalizzerà più di 9000 visualizzazioni in pochi giorni. Altri brani come “Oggi”, “Forse” e “Senza di Lei” verranno utilizzati sempre da Radio Deejay come jingles per alcune trasmissioni. Ma il tour non si ferma, e oltre ad esibirsi in Italia, fa tappa ancora in Svezia dove la band di Nicola realizza un grandissimo successo, confermando quanto il pubblico scandinavo sia ideale per il progetto di Nicola Barghi, “Italian Britpop”. E il viaggio continua…In conclusione, questa storia racconta la straordinaria vita artistica di un musicista creativo e sempre alla ricerca, sfidandosi e sperimentando con carattere ed entusiasmo. Personalmente mi auguro che questo viaggio possa proseguire con la visibilità che Nicola Barghi merita, riuscendo a catalizzare il mondo nella sua musica. Una musica le cui corde sonore stimolano emotività nascoste, rievocando ancora una volta quell’aroma antico che solo il tessuto artistico del talento possiede.

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I giovanissimi ReDust da Ponsacco

ReDust Livorno

by B.B.(Non Sono Bridgitte)

Oggi parliamo di un gruppo di ragazzi giovanissimi con “il sogno di diventare grandi con la propria musica e per questo ogni giorno mettono anima e corpo nel loro gruppo: ReDust.”

Con questa bella dichiarazione si firmano e si presentano i Re-Dust che sono:Francesco Marino (voce e chitarra solista), Fabio Fatticcioni (chitarra ritmica), Marco Maione (basso) e Nicolò Selmi (batteria): hanno tutti 19 anni e vengono da Ponsacco in provincia di Pisa.

I ragazzi magari non avranno molta esperienza ma non si può certo dire che gli manchi l’entusiasmo. Spesso, a quest’ età, un sogno e la voglia di fare possono  davvero bastare e magari, loro,  riescono ancora a vedere la musica più bella di quello che è effettivamente diventata oggigiorno.In Italia dico.

Detto questo non significa che i ReDust non sappiano suonare. Al contrario, si nota un’ottima tecnica di tutti i singoli membri e una sviluppata armonia nel suonare insieme.  Anche gli arrangiamenti sono notevoli, così come la qualità della registrazione. Di certo quello che manca alla neo-band, non è il “come” ma il “cosa” della loro rappresentazione: è la maturità che sta dietro ai loro pezzi ad essere un pò carente; sia dal  lato musicale, sia  per ciò che concerne quello testuale; la strada non è delle più brevi , ma c’e’ tutto il tempo , la voglia e il carisma per percorrerla come si deve!

Sul loro primo EP, i ReDust ci propongono cinque brani alternative/progressive rock. “Get Your Ticket” è un pezzo che parla appunto “dei sogni e di quanto sia difficile realizzarli”. Segue il lento “December’s Memories” che ci fa rimembrare i Muse.  Il “First Aid Sky” invece è secondo noi il pezzo migliore del disco, perché possiede una maturità e una intensità emotiva che gli altri non hanno. L’arrangiamento è insolito, senza un distinto ritornello, ma con una bellissima strofa cantata con un emozione che definire persuasiva, forse, è poco. E’ proprio in questa canzone che la voce di Marino trova la sua espressione migliore ed è proprio in questa direzione che proseguirei, fossi in voi….

“Illusion” denuncia la leggerezza della gente che vive nella propria fantasia invece che nella realtà. Dopo la strofa, improvvisamente , si apre un  bello spazio con il basso distorto in sottofondo; da notare anche la  dinamica di  apertura della track  creata dalla chitarra che ben si muove.

L’ultimo pezzo è “The Labyrinth Of Empty Souls” dal tema un po’ controverso sulla libertà dell’uomo. Ci sono, come avete avuto modo di leggere, dei buon tentativi di imbattersi in tematiche non proprio tipiche della giovane età degli autori in questione.

Concludiamo la recensione con un augurio di buon lavoro ai ragazzi e con il piacere di aver assistito al tipico esempio di quando la musica, lo stare insieme e il trascorrere molto tempo a contatto si possano sempre tradurre in arte ; che poi non sia un “ars” ancora originalissima mi sembra solo un evidente dato dettato dalla poca esperienza accumulata dai quattro. Alla prossima!  by B.B.(Non Sono Bridgitte)