“In Viaggio con Alice”, il primo disco dei P.C.P (Piano Che Piove)

pcp piano che piove

Canzoni di tracce, figure, codici, luoghi. Canzoni di permanenze e di integrazioni. Canzoni leggere, d’istinto e di pensiero. Canzoni per celebrare il qui e ora, l’esistenza e la socialità. Canzoni di soprattutto e di sottofondo.

Genere: canzone d’autore/jazz; Label: autoproduzione

Streaming: https://play.spotify.com/album/0N5pdACyoXh3luRfY9dJ7Y?play=true&utm_source=open.spotify.com&utm_medium=open&play=true

iTunes: https://itunes.apple.com/it/album/in-viaggio-con-alice/id935785385

É uscito In Viaggio con Alice, il primo disco dei P.C.P (Piano Che Piove), un album composto da 9 brani in stile canzone d’autore con alcune influenze jazz. Si tratta di un disco acustico, registrato “quasi live”, senza l’ausilio di suoni campionati. La scelta di una produzione di questo tipo rispecchia sia il desiderio di lasciare ai testi e alle sonorità essenziali il compito di trasmettere emozioni, sia quello di evitare di creare atmosfere difficilmente riproducibili dal vivo.

Nelle canzoni c’è molta attenzione ai testi, che, pur trattando diversi argomenti, sono generalmente orientati a cogliere sensazioni, a restituire l’idea di un’emozione, a volte di un’immagine fotografica. Nel lavoro ci sono influenze che rispecchiano la diversa provenienza artistica dei componenti della band ma una linea comune è sicuramente rintracciabile a livello compositivo e fa riferimento ad alcuni tratti tipici di quella canzone d’autore, italiana e americana, che non aspira ai grandi temi del mondo ma fotografa i frammenti della quotidianità urbana sul cui sfondo si snodano le nostre vite. Una della canzoni, ovvero Come Si Fa, ha già avuto una sua storia: è stata infatti incisa dall’artista milanese Amélie in un album che porta il suo nome.

A proposito del singolo scelto invece, Le Ore Contate, il gruppo lo descrive così: “Dietro ogni incontro, anche il più veloce e apparentemente senza significato e senza futuro, c’è il bisogno di confrontarsi, di raccontarsi, di avere un contatto, di sognare qualcosa che ancora non c’è.”

Le Ore Contate: https://soundcloud.com/piano-chepiove/05-le-ore-contate

P.C.P. è un progetto di musica indipendente, fatto da musicisti che, più o meno, per cultura o per casino hanno passato una fetta consistente della propria vita suonando per le orecchie degli altri.

Abbiamo fatto le scuole di musica, abbiamo suonato in posti possibili e impossibili, in Italia e fuori, pagati e non pagati. Abbiamo fatto il rock, il country, qualche spolverata di jazz, fra assessori in abito scuro e osti con le patacche. Oggi abbiamo un progetto nostro, un’identità acustica, coltiviamo il gusto della sintesi e delle armonie leggere. Il nostro obiettivo è portare le canzoni ovunque, i nostri destinatari sono tutti quelli che, almeno una volta, si sono emozionati per una musica, un testo, una memoria associata a questo o a quello.

Il disco è in vendita sulle comuni piattaforme di distribuzione digitale e sarà disponibile in occasione dei concerti.

Tracklist

Metà marzo

Il cartografo

In viaggio con Alice

Come si fa

Le ore contate

Autunno

Oceano in bianco e nero

Milano Roma

I treni in settembre

Bio

Piano Che Piove è uno scherzo, un gioco di parole, un invito alla calma, ed è una band composta da Sabrina Botti alla voce, Mauro Lauro e Ruggero Marazzi alle chitarre acustiche e classiche, Massimiliano Ghirardelli al contrabbasso. Il disco è stato registrato con la partecipazione di Giuseppe Mele alla batteria. L’idea che dà origine alla band è quella del laboratorio creativo, uno spazio dove formazioni e sensibilità diverse si armonizzano su idee di canzoni. Testi e musiche sono di Ruggero Marazzi, le sfumature bossa e buona parte delle costruzioni armoniche sono di Mauro Lauro, idee di arrangiamento e strutture ritmiche sono di Massimiliano Ghirardelli, tutte le scelte interpretative sono di Sabrina Botti. Sia la band in questa formazione che i singoli componenti all’interno di altri contesti hanno una lunga esperienza live, consumata prevalentemente nel circuito milanese delle cover band (a parte Mauro Lauro, che per qualche anno si è divertito a suonare latin jazz ad Amsterdam).

Foto

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Contatti

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Deadly Tide – Adrenalina Glam-Rock!

A cura di Claudio Papitto

I Deadly Tide, il loro rock, il loro charm, la loro energia: tutto dalla Toscana, da Piombino, in provincia di Livorno. Questa band ha iniziato qualche anno fa a suonare hard-rock quasi metal e ad oggi prosegue a suonare con uno stile più melodic rock ma in ogni caso le scelte del gruppo sono sempre grintose e professionali: lo dico in riferimento allo strumento migliore che hai per conoscerli bene, ossia YouTube. Il video di tre anni fa intitolato “Last Blood” è tutto da vedere nel suo stile dark/gothic (però in pieno giorno!) mentre la band suona e il cantante ha il volto truccato e soprattutto una grandiosa voce che esce da quelle labbra riempite di nero.

Sempre su YouTube vedetevi poi la più recente “I’m The King Of The World” , con stile nitidamente “glam-rock” e melodie “acchiappanti” di grooves orecchiabilissimi. Ma quando parlo di “orecchiabile” non lo dico in senso negativo: i Deadly Tide hanno riscoperto gli anni ’80 con le influenze di quell’hard-rock ballabile e gli hanno dato connotati di peccaminoso, piacevole, intrigante, da platea contro le regole, esattamente com’era trent’anni fa ma con un immenso “tocco” italiano originale che lo ha trasposto negli anni 2000.

E’ un gruppo che sa anche personalizzare bene le cover famose, come quando attaccano un’ottimo “Back In Black” degli AC/DC al Follonica Subway nel 2009, o come quando ad un live a Berlino hanno eseguito “Whole Lotta Rosie” sempre degli AC/DC. Già, questi ragazzi hanno suonato anche fuori dall’Italia, mescolando giuste dosi di tutto un po’, cioè i pezzi scritti da loro e le cover rock più incazzate.

Da tenere a mente il loro album fresco fresco (presentato in radio in questi giorni) dal titolo “8th Deadly Sin” (che sarà mai questo ottavo peccato mortale secondo il rock???). Il gruppo lascia a noi la sorpresa di ascoltare l’intero album e di capire con quale hard-rock abbiamo a che fare e intanto loro organizzano altri live senza mai fermarsi. Solo un breve accenno di 24 secondi in video della nuova track “Again” (sulla loro pagina Facebook) fa presentire il gusto di un album a tinte molto melodiche ma con i Deadly Tide non si può mai sapere: di certo non promettono ai fans lavori di scarsa fattura, viste le loro palesi professionalità e vitalità in ogni propria canzone.

http://www.deadlytide.it/presskit/

https://www.facebook.com/pages/DEADLY-TIDE/223447357679069

TeleZombies – “Not (A) Live”

A cura di B.B (non sono Brigitte..)

Oggi andiamo a parlare di un genere marginale, irriverente, talvolta ripudiato o banalizzato! Sono poche le band in Italia che portano avanti quella tradizione musicale iniziata dai Misfits alla fine degli anni 70, la quale fonde il classico punk-rock a temi e atmosfere horror. L’Horror Punkè da anni sprofondato nello stesso oblio da cui nacque: “Qualcuno dovrà pur farlo, spaventare ed emozionare le genti al tempo stesso!” ed è così che nel 2012 nascono iTeleZombies(AKA TvZombies). I ragazzi vengono da Livorno e dopo neanche un anno, anzi dopo solo un paio di sessioni di scrittura, hanno già pronto il loro primo EPNot (A)Live. Un disco sfrenato e senza respiro, registrato per metà live (gli strumenti) e per metà studio (voce e cori).

L’EP contiene 7 pezzi di cui 3 cover e 4 pezzi originali. L’intro strumentale “Brains” ci porta in 48 secondi nella terra macabra dei zombie e dell’oscurità. Segue “(I wanted to be a) Superhero” un buon classico punk a tre accordi. Sembra d’essere ad un live degli Exploited e non mancano i cori Oi!Oi!Oi! La festa continua con “Hybrid Moments” dei Misfits che detto per scherzo potrebbe essere anche un bootleg dei Misfits stessi, chi potrebbe dire la differenza con un suono cosi? Spettri e demoni pullulano dalla “Skeletons”, la melodia avvolgente del ritornello e l’ipnotico assolo alla fine del pezzo fanno d’essa forse il pezzo migliore del EP. “Sonic Reducer” e “Astro Zombies” sono le altre due cover sul disco. “Sonic Reducer” e un pezzo classico del repertorio punk-rock, scritto nel ’77 dai Dead Boys e coverizzatto dai grandi come Guns ‘N’Roses e Pearl Jam. Devo dire che la versione dei TvZombies è persuasiva ed ha le palle, belli anche i cori. I due minuti sfrenati di “Evilution concludono questo figo EP e ci confermano un pò la sensazione che si ha all’inizio con “Superhero”, ovvero che i ragazzi oltre al horror punk anni ’70 abbiano bevuto anche dal pozzo californiano anni ’90. Finiamo con la raccomandazione di andarci piano però con il bere e non sbronzarsi di brutto! Complimenti per il disco.

http://www.facebook.com/pages/TeleZombies/319932104750518

D8 Dimension – Ottimo disco, tematiche profonde, grande produzione!

di Nicola Furlanetto

I D8 Dimension sono una band proveniente da Livorno.

Nati nel 2009, dopo molte esibizioni live nel 2012 il quintetto amplia la sua formazione con l’innesto di synth e campionatori, per arricchire il suo sound alternative/metal con coloriture d’elettronica.

Da questa scelta artistica nasce Octocrura, un “EP esteso” come definisce la band stessa, prodotto all’insegna della politica del “DIY” e che è da pochi mesi in vendita sulle varie piattaforme digitali che si trovano in rete.

Fin dal primo brano, come in tutto il disco, è in primo piano il background alternative metal dal sapore 90’s, che a sprazzi, e spero sia un complimento, mi ricorda band come Disturbed, i primi Incubus, Rammstein e Faith No More.

Ma non aspettatevi banali melting pot di questi gruppi. I D8 Dimension hanno le idee chiare e la nuova componente elettronica, dosata con intelligenza, dona originalità al sound della band.

L’inizio del disco è molto deciso e fitto di atmosfere scure, tipiche dell’industrial e del metal, ma già nel finale della seconda traccia, Inferno, troviamo bellissimi momenti strumentali e psichedelici.

A metà del disco, come a dar respiro all’ascoltatore ormai immerso in questa cupa dimensione, viene inserito un breve ed ipnotico brano strumentale, title-track dell’album e preludio a “Poisoned Hamster”.

Il brano si apre con il campionamento di una voce che dice: “Why the men is gone crazy?”, un incipit che introduce l’argomento del testo, la schizofrenia. Perché la forza della band non passa solo attraverso il loro granitico sound, ma anche dai testi che ci esortano a non avere paura del cambiamento (“Vrock”), a non farci lobotomizzare da tv e social network o a riflettere sulla religione e sulla coerenza (“S.O.M.E.”).

In sintesi, Octocrura è un ottimo disco, che consiglio a tutti gli amanti del genere, suonato ed arrangiato molto bene, prodotto ancora meglio e che soprattutto invita a farci riflettere su tematiche molto delicate e legate alla quotidianità di noi tutti, invece di raccontarci storielle d’amore o drammi esistenziali.

Nicola Furlanetto

 

Nicola Barghi – Il tessuto artistico del talento

nicola barghi

A cura di Roberto Ivaldi

Ci sono storie che non stancano mai, e col passare del tempo diventano sempre più emozionanti. Storie che lasciano un segno talmente forte dal quale si può solo lasciarsi trascinare. Come una mano impazzita che scrive versi senza sosta su un pezzo di carta, allora ecco che la storia diventa memoria e ispira a creare una storia del tutto nuova. Nicola Barghi ha iniziato così il suo percorso, quando nel 1988 a soli 8 anni sfiora con curiosità i tasti del pianoforte portato a casa dal padre Andrea (noto fotografo naturalista). Nato e cresciuto nella bellissima Toscana, frequenta la scuola media a indirizzo musicale componendo musica per pianoforte e altri strumenti e creando da sé i brani da portare ai saggi di fine anno. Fino a quando in età più matura, ascoltando la musica dei grandi gruppi rock inglesi, passando per il repertorio classico e i grandi Beatles si avvicina ancora a vari strumenti musicali, e inizia a realizzare le sue composizioni originali. In cinque anni crea ben 50 brani che scrive, suona, canta, arrangia e produce nel suo studio di registrazione Elfland. Nel 2001 scrive la musica per il cd multimediale “Luci e Silenzi” in collaborazione con le immagini scattate dal padre, che diventa il suo primo lavoro ufficiale, a cui segue nel 2002 “I Must Be Wrong”, lavoro creato e prodotto in autonomia, ricevendo apprezzamenti positivi. Un particolare evento accade l’anno prima, quando a Milano ha l’occasione di incontrare Sir Paul McCartney e di regalargli una copia del suo “I Must Be Wrong”. Un mese dopo, la MPL, nota casa discografica di New York appartenente a McCartney, invia a Nicola una lettera di apprezzamento per il suo pregevole lavoro.“I Must Be Wrong” contiene 12 brani che sprigionano fin da subito un aroma antico, dove musica e parole diventano un tessuto artigianale e grezzo ricco di valori artistici che Nicola esprime, coinvolgendo l’ascoltatore con riflessi e ombre melodiche che giocano a nascondino e suoni mai riempitivi. Pezzi come “My Soul”, “Sue Torp” e “I Must Be Wrong” raccontano uno stile british, dove l’artista mette in mostra tutta la sua creatività, e dove le imperfezioni non rappresentano un limite, ma un punto di forza. Nel 2002 compone musica per quartetto d’archi, per il Tg “Leonardo” di RaiSat. Tra il 2003 e il 2004, forma la sua prima band e porta la sua musica in giro per la Toscana con numerosi concerti e partecipando a contest regionali e a trasmissioni Tv locali e satellitari. A Novembre 2004 il singolo del suo nuovo albumTime of Vår” viene trasmesso dal programma “Demo” di Radio Uno. A fine anno completa il secondo lavoro “Mind State” in collaborazione con Steven Carling. “Mind State” offre una visione sperimentale e psichedelica di 12 stati emotivi che la mente umana attraversa con un’opera totalmente strumentale, elaborando un’improvvisazione quasi mistica. Nel 2005 esce il suo terzo album,“Time of Vår”, e il videoclip della title track viene selezionato dalla Terres des Hommes, per una campagna di sensibilizzazione sul tema della fame nel mondo. Il video entrerà a far parte anche dell’archivio nazionale della Videoteca Candiani di Mestre. Nello stesso anno si esibisce alla prima edizione del MI AMI festival di Milano promosso da Rockit.it e alla 9° edizione del MEI di Faenza con stand, band e videoclip. “Time of Vår” si avvale di una forma musicale rinnovata, dove la linea melodica profonda è la prima componente a risaltare. Questo album offre una carica rock poliedrica e ricca di atmosfere, come in“Time of Vår” e “Back to the Rock”. Pezzi come “The Glass House Man” e “Alchemy” si presentano come maturi e riflessivi, pur generando una scossa elettrica di armonie sempre di grande impatto. Un album ricco di qualità, musica incisa per regalare intense sensazioni.

Nel 2006 Nicola Barghi forma la “NoOne Band”, suo personale tributo ai Beatles, realizzando a Giugno il suo primo tour estero in Svezia e ottenendo ottimo successo. Nello stesso mese l’emittente radio londinese Last.Fm manda in onda alcuni dei suoi pezzi. A Luglio debutta a Verona con il suo “Beatles Tribute” ,in chiusura all’evento “Reincanto”.Nel 2007 continuano le esibizioni live di entrambi i progetti, tra cui spiccano un “Beatles Tribute” formato da 6 musicisti sul palco e uno spettacolo con artisti d’eccezione come il pianista Stefano Bollani e Manuel Agnelli degli Afterhours. Nel 2008 la “NoOne Band” vince il primo premio come cover band a Lucca suonando “I Want You” e Nicola arriva secondo nella categoria “miglior voce” con il proprio brano “Non è un Gioco”. Numerose le successive esibizioni in varie location come al Borderline di Pisa, realizzando il sold-out, che lo portano a entrare in studio per registrare un altro album. Qui nasce il progetto “Italian Britpop” che inizia con il video del pezzo “Senza di lei” , selezionato dal Mestre Film Festival e anticipando la pubblicazione dell’album “Sunny Day”, prevista per Maggio, che segna il debutto con la storica casa discografica Carosello Records. In questo album Nicola sceglie di scrivere la maggior parte dei pezzi in italiano, rappresentando una novità artistica importante. Insieme alla sua band parte per un tour a Londra, la capitale mondiale del Britpop. Sette esibizioni in dieci giorni e un grande successo di pubblico, con conseguente riconferma per altri concerti nell’estate. Il tour lo porterà ad esibirsi anche tra Lazio, Puglia e Sicilia.

Sunny Day” è il risultato di una trasformazione artistica, a partire dall’introduzione di testi in italiano. La componente strumentale è un’evoluzione contemporanea di ritmiche sempre accese e con un’anima rock viva più che mai, ed una qualità vocale tecnicamente sviluppata che assume colori espressivi interessanti. “Un po’ più su” e “Senza di lei” aprono con spirito energico, in “Reazione Chimica”, “Oggi, forse”,“Helsing” e “Sunny Day” è evidente il percorso dell’artista, che non tradisce le sue radici british style, anzi trova un modo totalmente innovativo per affermare la propria vena artistica che fluisce con apparente leggerezza, ma che mostra un lavoro composto con grandi capacità artistiche e dedizione professionale.“Assolutamente” è un pezzo notevole.“Non è un Gioco” intreccia varie melodie con magistrale abilità e una voce molto raffinata. Un tessuto che da grezzo e artigianale, si è affinato sino a diventare un velluto sonoro di talento puro. Nel 2011 la collaborazione con l’ex GF Guido Genovesi che lo porta a scrivere la musica del pezzo “Bunga Bunga” (testo scritto da Genovesi), ottenendo grande successo nazionale, pezzo al quale si interessa anche Radio Deejay che utilizzerà il jingle per la trasmissione del famoso Trio Medusa. Il video di “Bunga Bunga” totalizzerà più di 9000 visualizzazioni in pochi giorni. Altri brani come “Oggi”, “Forse” e “Senza di Lei” verranno utilizzati sempre da Radio Deejay come jingles per alcune trasmissioni. Ma il tour non si ferma, e oltre ad esibirsi in Italia, fa tappa ancora in Svezia dove la band di Nicola realizza un grandissimo successo, confermando quanto il pubblico scandinavo sia ideale per il progetto di Nicola Barghi, “Italian Britpop”. E il viaggio continua…In conclusione, questa storia racconta la straordinaria vita artistica di un musicista creativo e sempre alla ricerca, sfidandosi e sperimentando con carattere ed entusiasmo. Personalmente mi auguro che questo viaggio possa proseguire con la visibilità che Nicola Barghi merita, riuscendo a catalizzare il mondo nella sua musica. Una musica le cui corde sonore stimolano emotività nascoste, rievocando ancora una volta quell’aroma antico che solo il tessuto artistico del talento possiede.

http://www.reverbnation.com/nicolabarghi

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I giovanissimi ReDust da Ponsacco

ReDust Livorno

by B.B.(Non Sono Bridgitte)

Oggi parliamo di un gruppo di ragazzi giovanissimi con “il sogno di diventare grandi con la propria musica e per questo ogni giorno mettono anima e corpo nel loro gruppo: ReDust.”

Con questa bella dichiarazione si firmano e si presentano i Re-Dust che sono:Francesco Marino (voce e chitarra solista), Fabio Fatticcioni (chitarra ritmica), Marco Maione (basso) e Nicolò Selmi (batteria): hanno tutti 19 anni e vengono da Ponsacco in provincia di Pisa.

I ragazzi magari non avranno molta esperienza ma non si può certo dire che gli manchi l’entusiasmo. Spesso, a quest’ età, un sogno e la voglia di fare possono  davvero bastare e magari, loro,  riescono ancora a vedere la musica più bella di quello che è effettivamente diventata oggigiorno.In Italia dico.

Detto questo non significa che i ReDust non sappiano suonare. Al contrario, si nota un’ottima tecnica di tutti i singoli membri e una sviluppata armonia nel suonare insieme.  Anche gli arrangiamenti sono notevoli, così come la qualità della registrazione. Di certo quello che manca alla neo-band, non è il “come” ma il “cosa” della loro rappresentazione: è la maturità che sta dietro ai loro pezzi ad essere un pò carente; sia dal  lato musicale, sia  per ciò che concerne quello testuale; la strada non è delle più brevi , ma c’e’ tutto il tempo , la voglia e il carisma per percorrerla come si deve!

Sul loro primo EP, i ReDust ci propongono cinque brani alternative/progressive rock. “Get Your Ticket” è un pezzo che parla appunto “dei sogni e di quanto sia difficile realizzarli”. Segue il lento “December’s Memories” che ci fa rimembrare i Muse.  Il “First Aid Sky” invece è secondo noi il pezzo migliore del disco, perché possiede una maturità e una intensità emotiva che gli altri non hanno. L’arrangiamento è insolito, senza un distinto ritornello, ma con una bellissima strofa cantata con un emozione che definire persuasiva, forse, è poco. E’ proprio in questa canzone che la voce di Marino trova la sua espressione migliore ed è proprio in questa direzione che proseguirei, fossi in voi….

“Illusion” denuncia la leggerezza della gente che vive nella propria fantasia invece che nella realtà. Dopo la strofa, improvvisamente , si apre un  bello spazio con il basso distorto in sottofondo; da notare anche la  dinamica di  apertura della track  creata dalla chitarra che ben si muove.

L’ultimo pezzo è “The Labyrinth Of Empty Souls” dal tema un po’ controverso sulla libertà dell’uomo. Ci sono, come avete avuto modo di leggere, dei buon tentativi di imbattersi in tematiche non proprio tipiche della giovane età degli autori in questione.

Concludiamo la recensione con un augurio di buon lavoro ai ragazzi e con il piacere di aver assistito al tipico esempio di quando la musica, lo stare insieme e il trascorrere molto tempo a contatto si possano sempre tradurre in arte ; che poi non sia un “ars” ancora originalissima mi sembra solo un evidente dato dettato dalla poca esperienza accumulata dai quattro. Alla prossima!  by B.B.(Non Sono Bridgitte)

Indovena – rock labronico su Livorno Alternativa

Gli Indovena, rock band livornese ,esordisce nel 2004 con l’EP “Sammy“; in seguito partecipano ad alcuni concorsi con ottimi risultati fino a che nel 2006 vincono la 18° edizione di Rock Targato Italia. La vittoria consente al trio di figurare nella compilation 2007 della manifestazione musicale di fianco a nomi quali Marlene Kuntz, Estra e Scisma con il brano “L’inerzia di Nelson nel sonno“. Nel 2007 il trio labronico pubblica il suo vero e proprio esordio, “La Sfilata di Cerbero” (LadyMusicRecords), album ben accolto dagli addetti ai lavori e apprezzato dal pubblico anche grazie alla rotazione radio-televisiva del singolo “Panico” (Videoclip di Stefano Poletti). Grazie a questo esordio la stampa definisce gli Indovena “percussivi ed energici” e il loro stile “un incontro tra rock, pop, grunge e psichedelia“. Nel 2010 esce “Lascia andare la marea” (Inconsapevole Records): suono risoluto e compatto, melodie ben definite, testi in cui fluiscono le emozioni più intime e con la giusta dose di coscienza. Nove brani in cui la vena rock degli Indovena esplode a più riprese con prepotenza e naturalezza entrando in sano conflitto con i passaggi più romantici, il lato pop. Il titolo dell’album ben rappresenta il modo di essere e di fare musica degli Indovena. Un’esortazione a liberare le emozioni trattenute e represse ma pronte a rigonfiarsi come fa la marea seguendo le lune e senza che nessuno possa arrestarla. Nel contempo “Lascia andare la marea” è un invito a lasciar perdere i movimenti della massa (il conformismo) e un auspicio rivolto al pubblico perché si faccia trasportare dalle canzoni dell’album come da una marea, che può cullarlo ma anche, in certi frangenti, scuoterlo con violenza. Da quest’ultimo disco sono estratti i due singoli “Il Sogno Di Yoko” e “Il Gioco Dell’Estate“. 

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Borz: viaggio electro-pop tra meteoriti di Rettore, Decibel, CCCP e Bertè

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Il Joker, con il volto truccato di bianco, rosso e nero, da sempre se lo porta dentro. Quasi fosse una magia reale, una metamorfosi fumettistica naturale, una immagine solida all’incontrario che si riflette “dietro” lo specchio dell’ipocrisia, di quella ipocrisia sociale e moderna che vuole imporre decisamente la felicità ad ogni costo. E la deride, la deride continuamente con una sorta di rito dalla gestualità teatrale, quasi uno stregone, uno sciamano nel cerchio magico colorato dentro il quale nessuno ha il coraggio di entrare, anche se fortemente tentato dal farlo ad ogni costo.E così, in modo del tutto naturale, con un po’ di crema bianca per la pelle, la cenere disigaretta per gli occhi, il rossetto della moglie per la bocca, nasce la favola reale del bruco che diventa farfalla:Borz, l’Electroclown Anni 80 bianco-rosso-nero, si presenta oggi in scena con una maschera fumettistica di cerone bianco sul volto, gli occhi cerchiati bianco-neri panda-like, rossetto rosso carminio intenzionalmente sbaffato.

Ma questa, dicevamo, è solo l’immagine riflessa al contrario del personaggio astratto, ma solo di poco, non convenzionale. Dietro, in realtà, c’è sempre presente l’anti-eroe pieno di energia musicale che propone una accattivante e frizzante miscela esplosiva fatta di disco, house e punk in lingua italiana. Una sorta di caleidoscopio elettronico cangiante che sincronizza, con estrema precisione millimetrica, un progetto sonoro costruito con loops,
batterie elettroniche, suoni energetici di chitarre non distorte ed ambiente ritmico anni ’80.

Già, nessuno di noi voleva scendere dalla giostra degli anni ’80. Tutto quello che si percepiva era magico, sognante ed invogliava ad osare involuzioni musicali, a mescolare ali, radici e suoni differenti, a costruire rappresentazioni sonore di vita personale con scene di gioia, dolore, allegria, pazzia e voglia di vivere all’infinito in una spirale sempre
più evolutiva. Mai scendere alla prossima fermata …

L’Electroclown si è autogenerato e, con la sua band JokerBoyz, ci invita a salire sull’astronave sonora dell’ electropop per un viaggio verso Alpha Centauri. E noi, dagli oblò sagomati a forma di pentagramma, osserviamo le meteoriti musicali di Rettore, Decibel,CCCP e Bertè che ci sfiorano con le loro code fiammate. Ma non abbiamo timore : una
risata ci salverà !        Microbass

Andrea Borghi, Borz, è un musicista e cantante modenese nato dalle sonorità crude e semplici della subcultura Punk-Rock emiliana.Capitano indiscusso della storica band Kilowater, spalla e collaboratore dei Punkreas, Shandon, Linea 77 e con ben 5 album auto prodotti alle spalle si è sempre dedicato al punk fino al 2011 quando ha iniziato un progetto autonomo, con sonorità completamente nuove.Supportato da potenti e incalzanti musiche elettroniche, l’electroclown canta e recita il proprio personaggio non dimenticando mai la propria formazione musicale fatta di fraseggi di Punk-Rock. Una grande band al seguito per un grande progetto. Due ore di musica per un mix alternativo e coinvolgente che insieme agli inediti dell’artista, ripercorre i grandi brani italiani e stranieri.

Dopo aver capitanato per anni la celebre punk band Modenese “KILOWATER”, facendo da spalla a PUNKREAS,SHANDON,LINEA77 e con ben 5 album autoprodotti alle spalle, nel 2011 il bassista e cantante emiliano Andrea Borghi si lancia nel suo primo progetto solista “BORZ”. Ispirando il suo personaggio ad un joker fumettistico, BORZ crea il suo mondo teatrale e musicale, in cui si pone al centro della scena come simbolo dell’ipocrisia di una società che impone la felicità ad ogni costo. Con la sua band, sperimenta sonorità elettroniche mixate con abbondanti dosi di chitarre punk e cerone bianco e il risultato non tarda ad arrivare: un vibrante Electropop.Nel 2012, dopo solo un anno dall’inizio del progetto, esce “Electroclown” il primo e rappresentativo singolo di questo nuovo progetto musicale in cui l’evoluzione dell’artista verso nuove sonorità è evidente. In attesa dell’uscita del suo album entro la fine dell’anno, Borz ha aperto la stagione estiva dei suoi concerti presentando il suo secondo singolo “Anni ‘80” al Mr. Muzic OFF.

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